maggio 525 a.C.

Pelusium, Egitto

Vittoria persiana decisiva

L’Egitto fu annesso all’impero achemenide Impero

Battaglia di Pelusio
Cambyses II che cattura Psamtik III.png
Cambyses II di Persia cattura il faraone Psamtik III dopo la sua conquista dell’Egitto. Immagine su sigillo persiano, VI secolo a.C.
Data Luogo Risultato Cambiamenti territoriali
Belligeranti
Regno d’Egitto
Mercenari canari
Mercenari ionici
Impero achemenide Impero
alleati arabi
mercenari greci scesi
comandanti e capi
Psamtik III (Psammenito) Cambyses II
Forza
Sconosciuto Sconosciuto
Morti e perdite
50,000 (Ctesias) 7.000 (Ctesias)

La battaglia di Pelusium, fu la prima grande battaglia tra l’impero achemenide e l’Egitto. Questa battaglia decisiva trasferì il trono dei faraoni a Cambise II di Persia, re dei persiani. Fu combattuta vicino a Pelusium nel 525 a.C. La battaglia fu preceduta e seguita da assedi a Gaza e Memphis.

Sfondo

Erodoto sui motivi e lo sfondo

Il miglior racconto degli eventi che portarono alla battaglia di Pelusium è quello degli storici greci, in particolare Erodoto. Secondo Erodoto il conflitto tra il faraone Amasis II d’Egitto e Cambise II di Persia fu un processo graduale che coinvolse più personalità, soprattutto egiziane. Secondo Erodoto un medico egiziano fu richiesto da Cambise II ad Amasis II in buoni termini, e Amasis II acconsentì. Il medico (molto probabilmente un antico oftalmologo) si risentì del lavoro forzato che Amasis gli aveva imposto, e per ritorsione, convinse Cambise II a chiedere ad Amasis II una figlia in sposa, sapendo quanto Amaris non avrebbe gradito perdere sua figlia per un persiano. Cambise II acconsentì chiedendo la mano della figlia di Amasis in matrimonio. Amasis, incapace di lasciar andare la sua prole, e non volendo iniziare un conflitto con i persiani, mandò invece una ragazza egiziana di nome Nitetis che era figlia di un egiziano di nome Apries. Secondo Erodoto, Apries era il precedente faraone che Amasis aveva sconfitto e ucciso, e ora la cui figlia doveva essere inviata al posto della prole di Amasis stesso. Una volta accolta da Cambise II, come “la figlia di Amasis”, Nitetis spiegò l’inganno impiegato da Amasis per evitare di dare la propria figlia al re. Questo fece infuriare Cambise II che giurò di vendicare l’insulto.

Secondo Erodoto, un’altra motivazione che consolidò la spedizione di Cambise in Egitto, fu Phanes di Alicarnasso. Originariamente un consigliere e consigliere di Amasis, un corso sconosciuto di eventi portò a sviluppare l’amarezza tra di loro al punto che Amasis II inviò un eunuco egiziano dopo Phanes, inseguendolo in Lidia. Phanes fu catturato in Licia, ma ingannò le sue guardie facendole ubriacare e fuggì in Persia, e assistette il re persiano in ogni tipo di strategia, e fu determinante nel plasmare la sua decisione di conquistare l’Egitto. Nonostante avesse il pieno controllo dell’impero neo-babilonese e delle sue sottoregioni, compresa l’Arabia settentrionale, Cambise II inviò un messaggio al re d’Arabia chiedendo un passaggio sicuro attraverso la strada del deserto da Gaza a Pelusium. Il re d’Arabia, egli stesso nemico di Amasis II, e felice di facilitare la sua distruzione, concesse un passaggio sicuro a Cambise II e lo rifornì persino di truppe. Secondo Polibio, anche con tutte le precauzioni prese all’ingresso del confine con l’Egitto, solo la città di Gaza resistette ai Persiani, che cadde dopo un lungo assedio. Quando la notizia dell’imminente battaglia raggiunse l’Egitto, Psamtik III (Psammenito), figlio ed erede di Amasis II, radunò l’esercito egiziano stazionandolo lungo il bivio del Mar Rosso e del fiume Nilo. Amasis stesso morì sei mesi prima che Cambise raggiungesse l’Egitto.

Psamtik III (Psammenito) aveva sperato che l’Egitto sarebbe stato in grado di resistere alla minaccia dell’attacco persiano con un’alleanza con i Greci, ma questa speranza fallì, poiché le città cipriote e il tiranno Policrate di Samo, che possedeva una grande flotta, preferirono ora unirsi ai Persiani. Il fatto che uno dei consiglieri tattici più importanti dell’Egitto, Phanes di Alicarnasso, fosse già passato dalla parte dei persiani, significava che Psamtik dipendeva interamente dalla sua limitata esperienza militare. Policrate inviò 40 triremi (navi da guerra ellenistiche) ai persiani. Psamtik III (Psammenito) in un violento atto di vendetta, prima dello scontro con l’esercito persiano avrebbe arrestato tutti i figli di Phanes di Alicarnasso, e li avrebbe messi tra due ciotole. Poi li avrebbe tagliati uno ad uno, prosciugando il loro sangue e mescolandolo con il vino. Psamtik III (Psammenito) ne avrebbe poi bevuto e avrebbe fatto bere il loro sangue ad ogni altro consigliere prima delle battaglie

La battaglia

Una possibile rappresentazione del percorso di Cambise II, di Phanes di Alicarnasso e delle forze di Amasis II inviate dopo Phanes. Le forze persiane – linea nera, Phanes di Alicarnasso – linea blu, e gli egiziani – linea rossa.

Il conflitto militare decisivo avvenne a Pelusium. Lo scontro tra i due eserciti non fu tanto una battaglia quanto una carneficina. L’Egitto, nelle mani di un giovane principe inesperto, non era all’altezza dei persiani. Senza dubbio alcuni dei mercenari opposero una forte resistenza, ma erano di gran lunga in minoranza e non erano truppe migliori dei loro avversari. A quanto pare entrambe le parti subirono pesanti perdite, poiché Erodoto descrive un mare di teschi nel bacino del Nilo, sui cui resti egli osserva le differenze tra le teste persiane e quelle egiziane. Secondo Ctesias, cinquantamila egiziani caddero, mentre l’intera perdita da parte persiana fu di soli settemila. Dopo questa breve lotta, le truppe di Psamatik III (Psammenito) fuggirono, e presto la ritirata divenne una completa rotta. Disorientati e in fuga, gli egiziani si rifugiarono a Memphis. Gli egiziani erano ora sotto assedio nella loro roccaforte di Memphis.

Dopo

Secondo Erodoto, Cambise II in un ultimo tentativo di porre fine alla lotta inviò un araldo persiano su una nave per esortare gli egiziani ad arrendersi prima di ulteriori spargimenti di sangue. Quando videro la nave persiana al porto di Memphis, gli egiziani uscirono di corsa, attaccando la nave e uccidendo ogni uomo al suo interno, portando con sé le loro membra straziate fino alla città. Mentre Cambise avanzava verso Memphis, si dice che per ogni Mitilene ucciso durante l’assedio di Memphis, morirono dieci egiziani, il che rende il numero degli egiziani morti duemila, che potrebbero essere stati giustiziati al momento o dopo l’assedio, perché duecento Mitilenei furono uccisi. Pelusium si arrese probabilmente subito dopo la battaglia. Il faraone fu catturato dopo la caduta di Memphis, e gli fu permesso di vivere sotto la sorveglianza persiana. Tuttavia sarebbe stato giustiziato più tardi dopo aver tentato una rivolta contro i persiani.

Erodoto sulla battaglia

I campi intorno erano cosparsi delle ossa dei combattenti quando Erodoto li visitò, il quale notò che i crani degli egiziani erano distinguibili da quelli dei persiani per la loro superiore durezza, un fatto confermato, dice, dalle mummie, e che egli attribuì agli egiziani che si rasavano la testa fin dall’infanzia e ai persiani che la coprivano con pieghe di stoffa o lino. Polyaenus sostiene che, secondo la leggenda, Cambyses catturò Pelusium usando un’abile strategia. Gli egiziani consideravano sacri certi animali, specialmente i gatti, e non li avrebbero feriti per nessun motivo. Polyaenus sostiene che Cambise fece portare ai suoi uomini gli animali “sacri” davanti a loro all’attacco. Gli egiziani non osarono scoccare le loro frecce per paura di ferire gli animali, e così Pelusium fu presa d’assalto con successo. Erodoto, tuttavia, non fa menzione di una tale strategia. Secondo Erodoto, insoddisfatto della sua vittoria e incapace di punire Amasis per il suo inganno, Cambise II sarebbe arrivato a fare quello che Erodoto chiama un atto non persiano, dissacrando la tomba di Amasis II mummificato e ordinando di bruciare la mummia. Cambise II avrebbe poi fatto pace con i libici accettando la loro offerta di tregua. L’Egitto era ormai un possedimento della Persia, e Cambise II ne era il faraone. Dalla sconfitta del faraone, i monarchi persiani avrebbero costituito la ventisettesima dinastia d’Egitto (o il primo periodo persiano), riconosciuta come faraone.

Fonti

  • Herodoto. Le Storie. Suffolk, Inghilterra: Penguin Books, 1975.
  • Dupuy, R. Ernest, and Trevor N. Dupuy. L’enciclopedia della storia militare dal 3500 a.C. ad oggi. New York: Harper and Row, 1977.
  • Fuller, J.F.C. A Military History of the Western World, Volume One. N.P.: Minerva Press, 1954.
  • Harbottle, Thomas. Dizionario delle battaglie. New York: Stein and Day, 1971.

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